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Stress sul lavoro: in Ue colpisce oltre 40 milioni di persone
Costa 20 miliardi di euro l'anno e colpisce soprattutto i flessibili e chi svolge professioni
di aiuto (sanità, istruzione, ordine pubblico). L'analisi dell’Ispesl, che oggi ha organizzato
a Roma un convegno internazionale
ROMA - Stress da lavoro, un problema europeo. E di non poco conto visto che – come ha reso noto
l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul Lavoro (Ispesl) – sono più di 40 milioni i
lavoratori dell’Unione colpiti da stress sul luogo di lavoro per un costo complessivo di ben 20 miliardi
di euro l’anno. E proprio lo stress da lavoro è stato al centro del convegno internazionale “La
gestione dei rischi psicosociali nei luoghi di lavoro nel contesto italiano ed europeo” promosso
dall’Ispesl in collaborazione con l’Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro. “Tra i
lavoratori più colpiti da stress ci sono quelli più strettamente legati ai cambiamenti del mondo
lavoro - spiega Sergio Iavicoli, direttore del dipartimento di Medicina del Lavoro dell’Ispesl - chi è
connesso 24 ore su 24, i lavoratori flessibili, le professioni di aiuto”. E tra queste spiccano gli
infermieri e gli insegnanti, ma anche le forze di polizia, che possono incorrere in situazioni di vero e proprio burn out, determinando a volte, soprattutto nel settore sanitario, un abbandono precoce del lavoro o un cambio della professione. Quanto agli effetti dello stress correlato al lavoro – prosegue – essi vanno dalla demotivazione alla crescita dell’assenteismo, dal decremento della produttività all’aumento degli infortuni sul lavoro”. E infatti una recente ricerca condotta dall’Ispesl su 2.500 casi di infortunio conferma come la maggior parte di questi incidenti siano legati a fatti comportamentali e individua nello stress una delle maggiori cause di diminuzione della percezione del rischio.
Con la crisi economica il fenomeno dello stress potrebbe esplodere, soprattutto a causa della
maggiore tensione a cui i lavoratori sono sottoposti per il rischio di perdere il lavoro. A questo
proposito Steven Sauter dell'Istituto per la Sicurezza sul Lavoro statunitense (Niosh) dichiara che i
costi potrebbero addirittura esplodere. Uno studio effettuato negli Usa su un campione di 46mila
persone – precisa Sauter – dimostra che ogni lavoratore sottoposto a stress costa circa 600 dollari
in più. E l’attuale situazione economica farà crescere del 25% lo stress sui luoghi di lavoro con dei
costi complessivi esorbitanti.
Ma come si origina lo stress? Per il commissario straordinario dell’Ispesl, Antonio Moccaldi, i rischi
psicosociali sono spesso determinati dalla progettazione, la gestione del lavoro e il contesto sociale
e organizzativo, potenzialmente in grado di causare danni psicologici o fisici “Lo stress legato
all’attività lavorativa – scrive Moccaldi nella presentazione del convegno – è un rischio reale e di
impatto crescente per la salute e la sicurezza dei lavoratori e proprio in questo contesto l’Ispesl ha
intensificato negli ultimi anni l’attività di studio, ricerca e promozione delle buone prassi nel
settore”. Nel corso del convegno sono stati presentati i principali risultati del progetto europeo
Prima-Ef, che ha lo scopo di fornire una cornice entro cui promuovere una politica e una prassi a
livello nazionale e delle imprese dell’Unione Europea, identificando aspetti chiave, piattaforme,
principi ed esempi di buone pratiche per la gestione dei rischi psicosociali sul lavoro. (ap)
Riceviamo da un amico e pubblichiamo questo interessante articolo tratto da www.RedattoreSociale.it
Una prima riflessione è che, oltre ad individuare le buone prassi, sarebbe opportuno far cogliere il senso e ill significato che le stesse hanno. Il definire cosa fare non sempre è sufficiente, la differenza molto spesso è nel come si fanno le cose e soprattutto nel perchè.
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